Tornanti: strade che si ripiegano in salita
Una strada di montagna sale rifiutandosi di andare dritta, e dall'alto le sue curve sembrano il tratto di chi continua a cambiare direzione.
La maggior parte delle strade di montagna asfaltate è costruita in modo da mantenere la pendenza sotto il dieci per cento, perché oltre quel limite i mezzi pesanti faticano e i freni si surriscaldano in discesa. Un versante che si alza di seicento metri su una breve distanza orizzontale non si può affrontare di petto con quell'angolo, così la strada si allunga: attraversa il fianco della collina, torna indietro, lo attraversa di nuovo. Il Passo dello Stelvio, nell'Italia settentrionale, lo fa quarantotto volte sul lato orientale, e ogni tornante è numerato su un piccolo cippo di pietra.
Visto da un crinale o da un drone, lo schema diventa un'altra cosa. La fascia grigia della strada si impila in strati irregolari, le curve si allineano più o meno una sopra l'altra, e i muri di sostegno all'esterno di ogni tornante prendono la luce in modo diverso dal pendio intorno. Nel tardo pomeriggio l'asfalto conserva un lucido pallido mentre l'erba tra le anse scivola nell'ombra, e l'intera salita si legge come un unico nastro premuto nella montagna. Un'auto su quel nastro è un punto in movimento che sembra non andare da nessuna parte, a sinistra, poi a destra, poi di nuovo a sinistra, e sale solo lentamente.
Gli ingegneri a volte contano i tornanti come un costo del terreno ripido, il prezzo pagato in lunghezza per ogni metro di quota. In una fotografia somigliano di più a una calligrafia, il resoconto di come un pendio è stato negoziato anziché conquistato. Su uno schermo largo un'inquadratura così lascia all'occhio la possibilità di rifare il percorso: partire da una curva vicino al bordo inferiore e risalire piega dopo piega fino al passo.