Questo sfondo è generato dall'IA? Dove guardare
Poche verifiche silenziose che separano una fotografia da un'immagine che non è mai stata davanti a un obiettivo.
Cominciate dal punto più lontano. Una fotocamera registra il fondo di una valle con la stessa onestà del primo piano, solo più morbido e più azzurro; un'immagine generata tende a perdere il coraggio oltre il piano medio, dove gli alberi diventano una pasta verde e le creste si biforcano e si ricongiungono senza decidersi mai. Ingrandite un piccolo paese, una staccionata, una fila di pali, e chiedetevi se ogni cosa abbia un bordo esatto o soltanto l'idea di un bordo.
Poi mettete la luce a confronto con se stessa. In una fotografia ogni ombra si allontana da un unico sole, l'acqua riflette ciò che davvero le sta sopra, e il versante illuminato di una montagna è d'accordo con le nuvole su da dove arriva il mattino. Le scene generate portano spesso due o tre sorgenti di luce che nessuno ha messo, un lago che rispecchia un cielo leggermente diverso da quello sopra, un bagliore di tramonto che raggiunge il lato in ombra di una roccia. Contare le ombre richiede dieci secondi e coglie più di qualunque rilevatore.
L'ultimo indizio sta nelle ripetizioni. Sassi, foglie e finestre veri sono ciascuno un po' sbagliato a modo suo; quelli sintetici fanno rima, lo stesso sasso che ricompare quattro volte con la sua immagine speculare. Niente di tutto questo rende un'immagine generata un cattivo sfondo, e molte sono belle. Conta soltanto che lo schermo è il posto dove si guarda per ore, e una scena che si sfalda da vicino finisce per essere notata, prima o poi, da chi le siede più accanto.