Tetti: la facciata che nessuno ha disegnato per noi
L'unico lato di un edificio che non intendeva essere guardato.
Un edificio ha quattro facce fatte per la strada e una quinta fatta per la pioggia. Nessuno ne ha scelto il colore pensando a un passante, ed è per questo che finisce per essere sincera: bitume e ghiaia, serbatoi d'acqua su gambe, tamburi di ventilazione, una parabola puntata verso un cielo che non vede. Anche i coppi che sembrano composti lo sono per il deflusso, e il motivo è un sottoprodotto del tenere l'acqua in una sola direzione.
Vista dall'alto, questa fascia diventa l'inventario della città. I fili del bucato dicono che lì si abita e non si lavora; il numero dipinto a terra appartiene a un elicottero, non a un inquilino; i rettangoli di isolamento nuovo si posano su tetti vecchi come toppe su un cappotto. I droni hanno reso visibile questo livello solo nell'ultimo decennio, e conserva il fascino goffo di una stanza fotografata prima che qualcuno la riordinasse.
Sullo schermo funziona la griglia. I tetti si leggono come forme piatte dai bordi netti e dalla tavolozza breve, così le icone atterrano senza litigare con l'immagine, ognuna simile a un'altra piccola unità installata lassù. È una veduta che resta calma perché nulla, al suo interno, è rivolto verso di te.